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September 20 la vera storia del piccolo principeSi dice spesso che Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944) sarebbe un autore «da Baci Perugina». Tuttavia, ecco una massima dello scrittore e aviatore francese che verosimilmente non comparirà mai nel biglietto d’accompagnamento a un cioccolatino: «Uno è quello che è — egli scriveva all’amatissima madre Marie Boyer de Fonscolombe , ma questo a volte è troppo poco». Sono qui riassunti gli esiti della continua, affannosa ricerca di Saint-Ex (così lo chiamavano i compagni di squadriglia) intorno all’uomo: creatura precaria, impastata di terra e tuttavia mossa da un soffio che la conduce oltre se stessa, oltre il momento presente, ingiungendole di lottare con i suoi limiti, con la stanchezza, con la tentazione dell’appagamento. Le pagine più celebri di Terra degli uomini (1939) raccontano la terribile settimana trascorsa dall’amico e collega dell’Aéropostale Henri Guillaumet sulle Ande argentine, dopo che il suo aereo vi era precipitato, nel pieno dell’inverno australe. «Nella neve — aveva poi riferito Guillaumet — si perde totalmente l’istinto di conservazione. Dopo due, tre, quattro giorni che si cammina, non si desidera più altro che il sonno. Lo desideravo. Ma mi dicevo: mia moglie, se mi crede vivo, mi crede in cammino; i miei amici mi credono in cammino; hanno fiducia in me, tutti quanti; e se non cammino sono un mascalzone», Ormai bocconi su un pendio innevato, egli si era ricordato che, in mancanza di prove della sua morte, la compagnia d’assicurazioni non avrebbe pagato nulla alla moglie per quattro anni: si era sforzato dunque di raggiungere uno sperone di roccia sul quale poteva presumere che il suo corpo, in estate, sarebbe stato ritrovato. Una volta messosi in piedi, però, aveva camminato ancora, meccanicamente, per due notti e tre giorni: alla fine, si era imbattuto in una contadina che l’aveva portato in salvo. «Ti giuro — disse poi Guillaumet a SaintExupéry—, non c’è bestia che sarebbe mai riuscita a fare quel che ho fatto». Contro una certa retorica del coraggio come virtù peculiare «dei toreri o dei campioni», l’autore di Corriere del Sud e di Volo di notte commentava così questo episodio: «Essere uomo significa appunto essere responsabile. Significa provare vergogna in presenza d’una miseria che pure non sembra dipendere da noi. Essere fieri d’una vittoria conseguita dai compagni. Sentire che, posando la propria pietra, si contribuisce a costruire il mondo». Un altro testo di Saint-Ex utile a smentire i pregiudizi «da industria cioccolatiera», è il reportage di un suo viaggio in treno attraverso l’Europa, alla volta di Mosca, nella primavera del 1935. Nelle vetture di terza classe, egli aveva incontrato un gruppo di operai polacchi, espulsi dalla Francia in una vampata di xenofobia, che tornavano in patria. Esaminando quei «fagotti di creta» che gli parevano «avere a metà perduto la natura umana, buttati da un capo all’altro dell’Europa dalle correnti economiche», aveva scorto un bambino che «si era fatto il nido» tra i suoi genitori e, bene o male, dormiva: gli sembrò «una specie di frutto dorato». «Mi sono chinato sulla fronte liscia — scrisse Saint-Exupéry—, sulla dolce smorfietta delle labbra, e mi sono detto: “Ecco un volto di musicista, ecco Mozart bambino, ecco una bella promessa della vita”. I piccoli principi delle leggende non erano diversi da lui. Protetto, accudito , coltivato, che cosa non potrebbe divenire? Quando per via di mutazioni nasce nei giardini una nuova rosa, ecco che tutti i giardinieri se ne commuovono. La rosa la si isola, la si coltiva, la si favorisce... Ma non ci sono giardinieri per gli uomini. Mozart bambino sarà marchiato, al pari degli altri, dall’imbutitrice. Mozart farà marcire le sue più sublimi gioie musicali nel fetore dei caffè-concerto. Mozart è condannato…» Secondo un aneddoto riportato da diversi biografi, questo testo, inizialmente redatto in forma d’articolo per Paris-Soir fu dettato per telefono a una dattilografa del giornale. A un certo punto lei si interruppe: «Non posso continuare - si giustificò con gli occhi pieni di lacrime - non posso. E’ troppo bello». La visione di un principino biondo la metafora di una nuova qualità di rosa; e ancora, il disegno a inchiostro di un fennec, una piccola volpe del deserto che egli aveva cercato di addomesticare nel 1928, quando era pilota del servizio di posta aerea sulla tratta Tolosa-Casablanca-Dakar. Queste ed altre immagini confluirono nel più celebre testo di Saint-Exupéry, singolare «libro per bambini» di cui, a tutt’oggi, sono state vendute più di ottanta milioni di copie in tutto il mondo. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Saint-Exupéry era stato richiamato in servizio con il grado di capitano pilota e, tacendo sui postumi di un incidente aereo occorsogli due anni prima in Guatemala (sentiva un costante sibilo a un orecchio e non riusciva ad alzare il braccio sinistro al di sopra della testa), era riuscito a farsi assegnare a un gruppo di ricognizione, il 2/33. A bordo di un Bloch 174, egli aveva assistito al cedimento delle linee difensive francesi: nel maggio 1940, tra l’altro, aveva partecipato a una missione rischiosissima nel cielo di Arras, osservando i carri armati della Wehrmacht che assediavano la città in fiamme. Dopo la capitolazione si era rifugiato a New York, senza però legare con i circoli degli émigrés d’oltreoceano: litigò con André Breton, fu sospettato dai seguaci di De Gaulle di simpatizzare per il regime collaborazionista di Vichy, e anche il filosofo Jacques Maritain commentò negativamente un suo appello all’unità di intenti di tutti i francesi, pubblicato sul New York Times. «Mi sento minacciato, vulnerabile, limitato nel tempo», «Sono triste al di là del possibile». scriveva Saint-Exupéry ai suoi (pochi) amici, in questo periodo: persino i momenti di gioco che si concedeva — ad esempio lanciando aeroplanini di carta dalla sommità dell’Empire State Building — erano dominati dalla malinconia e da un senso di inutilità. Nel tentativo di contrastare la depressione, egli pensò di ritornare alle due grandi passioni della sua vita, la scrittura e il volo, Raccogliendo un suggerimento dell’editore Reynal, narrò le vicende di un monello spaziale giunto sulla terra dopo aver abbandonato il suo luogo di origine, l’asteroide B 612, per via delle «difficoltà che aveva avuto con un fiore». Poco dopo, grazie a conoscenze altolocate, Saint-Exupéry poté riunirsi al gruppo 2/33, nuovamente operativo prima in Nord Africa, quindi in Sardegna e infine in Corsica, man mano che questi territori venivano liberati dalle truppe alleate. Proprio durante il tragitto di ritorno a Bastia, dopo aver sorvolato la Savoia, la mattina del 31luglio1944, il P 38 Lightning da lui pilotato precipitò in mare: fu abbattuto da un aereo nemico, stando a una recente testimonianza del tedesco Horst Rippert, all’epoca giovane asso della Luftwaffe. La scomparsa di Saint-Ex fu segnalata con tono burocratico da un ufficiale di collegamento americano: «Pilota non rientrato. Forse disperso».
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